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11/01/2019

Eccomi tornata, tre giorni di assenza sembrano pochi, eppure sono tanti. In questi tre giorni sono accadute tante cose, di molte delle quali non voglio e non posso parlare. Oggi è venerdì, manca poco al fine settimana, al periodo in cui tutti staccano dal lavoro e dalla routine per dedicarsi a se stessi e alle persone che le circondano o che amano. Io non amo nessuno in questo momento, ho diversi amici, alcuni sono più vicini di altri, alcuni di loro non posso vederli, non posso frequentarli, non posso parlargli, altri sì, per me va bene così, voglio solo staccare dalla quotidianità e prendermi un giorno solo per me. Il mercoledì è il mio vero giorno di libertà dalla monotonia, dal controllo, dall’ossessione, dai pensieri negativi, dalla mia vita che avanza non come vorrei, dalle menzogne, dalle mezze verità, dalla finzione, dai sospetti e da ogni altra cosa negativa che esista e che vedo intorno a me. Nel frattempo l’incapace è tornato a infastidirmi, non ne conosco il motivo, ma so che ci gode a rovinarmi le giornate libere e anche quelle mezze libere, sembra come se dovessi espiare una colpa, come se dovessi pagare il prezzo della mia libertà o presunta tale, perché io, con lui, una vera libertà non ce l’avrò mai, a meno che non decida di farmi rovinare, come ho detto al guardiano del faro “devo pagare pegno”, credetemi, sono disposta a farlo, se questo vuol dire potermi a breve liberare anche di lui. È questo uno dei paradossi della mia vita: mi sono liberata degli uomini che amavo e che non amo più, che mi facevano stare male e non riesco a liberarmi dell’unico che non amo e che non mi ama, ma che rimane solo per danneggiarmi. No, cari bloggers, non mi fa male nel senso che intendete voi, non soffro per amore, non soffro nemmeno per odio, indifferenza o rabbia, semplicemente mi infastidisco. Non lo amo da circa due anni, forse di più, da quando, in quella folle notte sono scappata e sono tornata nel posto più bello di tutti, è stata quella notte a spegnere ogni mio sentimento nei suoi confronti, a renderlo solo un peso e un intralcio alla vita che vorrei. È stato dopo, quando ho amato altri uomini, che ho capito di non avere più nulla in comune con lui e di volermene andare, ma non posso, almeno per ora. Si dice che sia facile parlare delle vite e delle storie degli altri e che attraverso racconti indiretti riusciamo a dire ciò che delle nostre non vogliamo raccontare o vedere, ma io so quello che vedo, qualcun altro forse no. Da qualche tempo, oltre agli insulti, sono emerse altre cose, altri sospetti, storie che racconta attraverso la vita degli altri e lo fa solo per ferire me e chi mi sta intorno. L’incapace stavolta non ha insultato o ferito solo me, ma anche chi intorno a me ci vive, tre persone a me molto care. Dapprima i sospetti contro di me, a suo avviso, intratterrei una relazione con un uomo vecchio, pelato e grasso, non so davvero chi sia, credetemi, forse solo il frutto di una sua ossessione, ma le altre cose terribili che dice le ho sentite e mi hanno ferita. Parlava di una carissima amica, mia coetanea, la quale ha iniziato una relazione complicata e difficile con un uomo molto più adulto di lei, con una famiglia distrutta alle spalle, una ex moglie e dei figli. Dico che ognuno è libero di vivere la propria vita come meglio crede e che nessuno di noi dovrebbe permettersi di farsi arbitro e giudice di ciò che non conosce, l’incapace non sa quali siano i veri sentimenti di questa donna nei confronti di quest’uomo e viceversa, non sa assolutamente nulla di ciò che quest’uomo prova verso di lei, di che cosa lei sia per lui. È facile giudicare con cattiveria ciò che non conosciamo o che non ci riguarda, perché a volte le persone non si sforzano di capire quale sia la verità. È facile giudicare una donna che sceglie di amare un uomo con vent’anni di più, tutti pensano che cerchi soldi o sicurezza, che si sia fatta manipolare, che non si renda conto di quello a cui incontro, che non abbia fatto i conti con i suoi figli o con i giudizi della gente. Di lui, cosa volete che dicano di lui, che ha ottenuto ciò che credeva gli fosse stato negato: andare a letto e fare sesso con una ragazza bella e giovane. Ho ancora in testa quel ritornello e non va più via: “E’ tutto di guadagnato per lui. Chi glielo avrebbe mai detto, alla sua età, di trovare una ragazza bella e giovane che stia con lui. È lei a perdere se stessa e la sua dignità, sta solo buttando via la sua vita”. Eppure io credo che non sia solo questo, io sono convinta che lei abbia visto in lui qualcosa che cercava e che non ha mai trovato, qualcosa che voleva e che pensava fosse sparito. Parlo con lei quasi ogni giorno, so come si sente, so quello che vede, so come ci si sente a trovarsi in quel luogo, persa, smarrita, senza nessuno che le indichi la via, senza nessun guardiano del faro. Quelle parole feriscono anche me, anche io, come lei, credo di aver trovato il mio equilibrio, ma forse nel posto sbagliato, con la persona sbagliata, è per questo che ne sono ferita. Il giudizio dell’incapace su questa storia ferisce anche me, io che rimango impassibile di fronte a tutto e a tutti, io che ignoro il parere altrui. Eppure qualche mezza verità l’ha detta, solo perché è questo ciò che pensa la gente, è questo ciò che le persone dicono o fanno intendere. La gente giudica e tira le somme in modo approssimativo fermandosi alle apparenze, a ciò che sembra, senza mai sforzarsi di capire. Io me ne sono sempre fregata dei giudizi e delle malignità, ma stavolta non ci riesco e non temo per me stessa, ma per chi mi sta intorno. Potrà mai chi mi sta accanto sopportare tutto questo? Io sì, ci sono abituata, non è la prima volta per me, sono finita diverse volte in situazioni simili e ne sono sempre uscita, per un motivo o per un altro, ho cercato anche di raccontarlo al mio guardiano del faro, ma lui non vuole saperlo, a lui non importa ciò che io ero prima, a lui interessa solo quello che sono adesso, ma io, se non avessi già vissuto tutto ciò, ora non sarei così. Ogni storia è diversa da un’altra, così come ogni persona, per cui spesso non sappiamo come finirà ognuna di loro, credo solo che andrebbe vissuta, fino in fondo, fino a quando non ci sarà più niente da prendere da ambo le parti. Ma che cosa c’è davvero da prendere? Veramente tutto si riduce a questo? A solo un po’ di bello e sano sesso con queste persone? Veramente stiamo dicendo che non ci sia nemmeno un minimo di affetto, di amicizia o di ammirazione? Io non ci credo, perché l’ho visto, c’ero anche io. Anche io potrei essere vittima del terribile giudizio dell’incapace e degli altri, anche il guardiano del faro potrebbe essere vittima inconsapevole di queste malignità. Eppure, io, quel giorno c’ero, c’ero anche gli altri giorni, c’era pure lui, nel mio letto, con me, dentro e fuori di me, tutti i giorni successivi e vi posso garantire che ciò che dice l’incapace non esiste. Esistono due persone, che si conoscono, che si avvicinano, che si avvicinano troppo, stanno bene e non vogliono allontanarsi, che sono amici, confidenti ma non troppo, perché le cose cambiano, a chi entra nel tuo letto non puoi raccontare tutto di altre storie o di altri uomini, ma io so come mi sono sentita e forse lo sa anche lui ed è questo che lo spaventa e intimorisce pure me. Per gli uomini forse è tutto più semplice, anche se non ne sarei così sicura, ma per noi donne è tutto diverso e lo è anche per me. La prima volta ero quasi tentata di rivestirmi e di allontanarmi da lui, di non dargli quello che in pochi hanno avuto, ma mi sono fidata di lui e l’ho fatto comunque, ignorando le conseguenze e provando a fare qualcosa di diverso. La seconda volta invece è stato diverso e anche la terza, nei nostri maledetti e strani mercoledì, ero lì, con lui, ero più serena, senza ansia, senza paura, libera, libera da ogni pensiero o storia negativa precedente, completamente abbandonata a quello che stava succedendo, consapevole e pur incosciente, totalmente affidata a un’altra persona che non ero io, come è sempre stato. Farlo e provare questa sensazione non è stato facile, lui non lo capirà mai che cosa voglia dire per me abbandonarmi completamente a qualcuno, senza timore, senza reticenza, perdendo completamente il controllo. È questo ciò che ho fatto: ho perso il controllo di me stessa, senza nemmeno accorgermi, io, così forte, sicura e impassibile, ho dato me stessa a qualcun altro e non me ne sono resa conto, forse nemmeno lui. Forse è durato solo il tempo che lui restasse nel mio letto, questo io non lo so, ma sono certa che è accaduto. Lui era lì con me, forse altrettanto inconsapevole, probabilmente titubante e incredulo, forse non capisce quello che gli è stato dato o forse lo sa e ne ha paura, come me. Io non ho paura però di ciò che è accaduto, so che lo rifarei, so che vorrei riaverlo nel mio letto, so che vorrei perdere di nuovo il controllo, ma al tempo stesso ho paura di non riuscire a gestire la cosa. Sì, questa è la mia paura: non riuscire a gestire emozioni e sentimenti, so gestire tante cose, ma questa proprio non ci riesco. Ho paura di essere cattiva, di trattarlo male, di reagire in modo imprevisto, di allontanarlo senza un reale ed apparente motivo, di volevo cacciare fuori dal mio letto e dalla mia vita, perché non so fare altro, perché non sono in grado di affrontare i sentimenti. Inizialmente nel sesso fine a se stesso non ci sono sentimenti, ma se lo fai con qualcuno che conosci, di cui ti fidi, allora, è normale che ce ne siano. Io non so gestire tutto questo, non ci riesco, non ci sono abituata, non l’ho mai fatto, non so cosa voglia dire o come ci si comporti, forse lui sì, ma io no e non posso chiedere il suo aiuto, non me lo darebbe o non crederebbe a ciò che dico o forse agirebbe solo per seguire i suoi interessi, so che non lo farebbe mai, ma probabilmente accadrà. La cosa più giusta sarebbe essere onesti, dirsi la verità, confessare tutto, ma dopo aver avuto quello che abbiamo avuto noi è tutto più difficile. Vorrei non aver fatto ciò che è accaduto, ma è andata così, non possiamo cambiare le cose, possiamo solo viverle ed è questo ciò che farò, ignorerò tutto il resto, andrò avanti, come ho sempre fatto, cercando, almeno stavolta, di non distruggere qualcosa o una persona che si è avvicinata a me. In questo momento al guardiano del faro non posso promettere altro perché nessuno di noi sa veramente come andranno le cose e soprattutto come finiranno o dove ci porteranno. Posso solo promettere a lui e a me stessa di provare a gestire le cose, ti impegnarmi a non allontanarlo, a non mandarlo via, a non trattarlo male, a non rivolgere il mio sguardo spento e pieno di cattiveria verso di lui. Il guardiano del faro non crede a che cosa io sia veramente stata, forse non vuole, forse preferisce vedere in me qualcosa di diverso e io non so se esiste davvero o no. È questo ciò che mi stupisce e mi fa dubitare: come può il guardiano del faro vedere in me qualcosa di positivo? Come riesce a vedere o a immaginare quello che potrei essere fuori da quel letto? Recentemente ho sempre visto me stessa come un mostro: priva di sentimenti e di amore verso se stessa, pronta a distruggere me e chi mi sta intorno, lui non ci crede, forse perché non mi conosce veramente o probabilmente perché vedo ciò che io e gli altri non vedono. È stato bellissimo, lo so io e lo sa pure lui, non stiamo parlando solo di due persone che fanno che sesso, ma di tutto ciò che lo ha provocato e che esiste anche dopo. Io ho ben presente le carezze e lo sguardo di chi non vorrebbe andarsene, di chi vorrebbe restare e entrare veramente dentro di me, inconsapevole, forse, di esserci già stato. Un abbraccio, un bacio, una domanda, una storia da raccontare, questo è uscire fuori da quel letto, anche se noi, fuori da quel letto davvero non ci usciremo mai. Credo veramente di aver scritto una delle pagine più lunghe e più difficili del mio blog e del mio libro, una che non avrei mai pensato, una nella quale non credevo nemmeno io, sarà pur stata la più lunga, ma anche la più vera di tutte.

08/01/2019

Di nuovo qui, a scrivere e a raccontare, tante cose sono state dette, molte altre ignorate o non confessate. Il nuovo anno è iniziato e di tutto ciò che avevo immaginato nulla è accaduto. Forse è ancora presto per giudicare, forse è troppo presto per tirare le somme. Eppure penso di aver già fatto grandi cose: non guardo più me stessa in maniera negativa, mi vedo con gli occhi di chi mi capisce davvero o prova a farlo. Quanto tempo è passato dall’ultima volta, non dico con chi ero perché non importa, adesso mi rivedo attraverso gli stessi occhi, gli occhi di chi sa andare oltre a quello che sembra e che non sono. Non so come ho fatto a guardarmi con quegli stessi occhi, erano anni che non mi succedeva, era dai tempi in cui conobbi l’unico e vero “ultimo degli uomini”, ma la vita e la sorte sanno essere ironici e beffardi, sono in grado di riproporti un altro “ultimo degli uomini”, quando credi che non ce ne saranno mai altri. Forse è questo ciò che mi è successo: ho incontrato un altro “ultimo degli uomini” e non voglio ammetterlo. Ho incontrato l’ultima persona che credevo di incontrare, ho conosciuto l’ultimo con cui potevo o dovevo stare, ho paura, oggi, come allora, perché l’ultimo di tutti gli uomini possibili ci spaventa sempre. Due anni fa ho vissuto la storia più bella e più impossibile di tutte: quella in cui non sai perché ma lo fai, quella in cui il tempo e l’età sono i tuoi nemici. E se adesso tutto questo fosse tornato? E se fosse vero che la storia si ripete? Forse sì, forse no. Forse ho conosciuto un uomo che quando mi abbraccia o mi bacia mi rende tranquilla, forse ho incontrato un uomo la cui presenza non mi infastidisce, forse ho fatto sesso o forse ho fatto l’amore con l’ultimo uomo con cui potevo o dovevo farlo. Forse sono stata dentro l’abbraccio più bello e più sicuro di tutti, è possibile che io sia di nuovo stata nel posto più bello e più sicuro di tutti? Ho paura e non voglio ammetterlo, ma forse ho più paura di ciò che è e che non è. È bello sentire la presenza di questa persona, in altri casi chiamato il guardiano del faro, è meraviglioso fare l’amore con lui e lui sa, non mi ero mai sentita così prima di adesso, ma, conoscendomi, so che farò di tutto per allontanarlo e che lui farà lo stesso con me. Vi chiederete perché si debba rinunciare a qualcosa che apparentemente sembra così bella. Beh, per una serie di motivi: io non sono mai sicura di niente, sono instabile e qualunque cosa io abbia, dopo un po’ mi stanca, mi spaventa, mi infastidisce, non voglio avvicinarmi troppo a qualcuno. Ho già fatto l’amore con lui, gli ho dato tutto quello che potevo e che volevo, mi ha toccata come pochi altri, voi lo sapete. Io mi sono affidata a lui, gli ho permesso di farlo, di entrare dentro e fuori di me, nei miei segreti più nascosti, in ciò che non do a chiunque. Dopo la prima volta ho pensato che fosse tutto sbagliato e che dovevo liberarmi di lui, ma non ci sono riuscita, così ho deciso di farlo una seconda volta ed è lì che ho sbagliato davvero. Quella volta lì infatti ho subito capito che qualcosa era diverso, glielo ho detto, ma forse lui non lo ha capito, era tutto diverso, io lo ero e anche lui, mi sono sentita tranquilla, non avevo ansia o paura, ero tranquilla, ero pronta a fare l’amore con lui, senza rimpianti, senza rimorsi, senza paura, senza vergogna, ero lì, nuda di fronte a lui, senza nessun pensiero negativo, forse indifesa di fronte a chi vede tutto ciò che io non vedevo. Ero felice, tranquilla, zero problemi e conseguenze, ma un grande dubbio mi tormentava e mi tormenta: succederà ancora? Mi vorrà ancora? Vorrà ancora stare con me nonostante quello che sono e che sono stata? Eppure, lui era lì, nudo, vicino a me, consapevole di aver fatto una delle cose più belle di tutte. Il guardiano del faro mi ha baciata e mi ha toccata ovunque, io gli ho dato una delle cose più segrete e più care di me, lui forse lo sa. Il guardiano del faro ha messo le sue mani e la sua lingua ovunque ed è stato bellissimo. Mi sono sentita completamente abbandonata a lui e se ne sarà accorto, forse è consapevole che ho dato tutto questo solo a poche persone e lui è uno di queste. Alla fine di tutto, ho sentito il bisogno di abbracciarlo, di tenergli la mano, di sapere se stesse bene, volevo solo quello: sapere che fosse tranquillo. È questo ciò che lui ha detto, stava bene, era tranquillo, come me, questa dovrebbe essere la sola cosa che conta. Ma non è così, io lo so e pure lui. So che arriverà un momento in cui io non lo vorrò più, in cui io non sentirò più la stessa cosa e non sarò capace di farlo sentire così. In quel momento io gli darò solo da pensare, come diceva qualcuno, io non lo vorrò più e farò di tutto per allontanarlo, io mi sarò stancata di lui e cercherò o avrò già trovato qualcun altro. Questo è ciò che accadrà, conoscendomi, io non posso cambiare, a meno che qualcuno non decida o non mi dia la possibilità di farlo. Io farò ciò che ho sempre ho fatto: giocherò, mi divertirò, prenderò e darò ciò che ritengo opportuno e poi cancellerò ed eliminerò tutto, come ho sempre fatto, lo so. Io sono pronta a questo perché mi conosco, tu forse no e non potrai fare nulla perché non accada. Se tante volte hai trovato il modo di fermarmi e di farmi ragionare, consapevole o inconsapevole, quella volta lì, quando accadrà, tu non potrai fare nulla. “Fino a quando tu lo vorrai”, questo mi hai detto ed è la verità, tutto questo andrà avanti fino a quando io lo vorrò, ma anche tu, fino a quando non ti renderai conto di che cosa stai facendo, di quello che hai avuto, di quello che hai e di quello che forse non avrai mai. Tante volte, credimi, ho provato a cambiare, a essere diversa, a provare a essere una persona normale che intrattiene relazioni con gli altri, ma non ci sono mai riuscita. Forse il problema erano quegli stupidi uomini così diversi da te o forse il problema ero io. Questo io non lo so, adesso so solo che ci sei tu, che mi sembri così diverso dagli altri, ma al tempo stesso uguale, vorrei solo capire e sapere che cosa vuoi da me, forse solo allora sarò in grado di decidere se è il momento di cambiare o no.

07/01/2019

È iniziato un nuovo anno, sono tornata al lavoro, finite le ferie e la pacchia, torniamo alla quotidianità. Subito dopo le feste comandate e indicate in rosso sul calendario, ho deciso che dovevo andarmene, dopo la sera di Natale e quell’incontro inaspettato, non potevo fare altro. Sono tornata a casa mia, nella mia nuova casa e nella mia nuova città. Ho deciso che volevo e dovevo partire, così l’ho fatto, ho trascorso cinque giorni all’estero e sono stata bene, anzi, benissimo. Ho fatto e visto tante cose, forse ne avevo bisogno e dopo mi sono sentita più tranquilla e serena, pronta a ricominciare, piena di buoni propositi che spero di riuscire a realizzare. Adesso sto bene, sono pronta a ripartire e a lasciarmi alle spalle tante cose, persone e situazioni sbagliate. Adesso ricomincio tutto da zero, ma soprattutto ricomincio da me, dal mio coraggio e dalle mie scelte, giuste o sbagliate che siano, che mi hanno permesso di arrivare fino a qui. Ricomincio dalle persone che ho allontanato, cancellato, da chi non vedo più, da chi non mi merita, da chi frequento e vedo sempre, da chi meriterebbe molto di più da me. Ricomincio da dove mi ero fermata, da chi mi voleva distruggere e non c’è riuscito, da chi mi ama e da chi vede in me quello che sono davvero. Ricomincio da dove tutto si era interrotto, spero di cambiare, ma le persone difficilmente cambiano, quindi mi auguro solo di non fare troppo male a chi mi sta intorno, questa per me sarebbe già una grande vittoria. Ma che cosa ho adesso? Spesso me lo chiedo, altrettanto spesso non riesco a darmi una risposta. Rivedendo gli ultimi 15 giorni dell’anno precedente e mi accorgo di non avere molto e di avere tantissimo allo stesso tempo: ho avuto il coraggio di eliminare Goemon e Danijel dalla mia vita, questa è la più grande vittoria, ho la capacità di sopportazione nei confronti dell’incapace, qualunque cosa lui dica o faccia mi lascia indifferente, non ascolto le sue offese quando mi dice “puttana” o “troia” o altro, non me la prendo se mi dice che ho chissà quale amante sfigato, brutto, grasso, pelato o vecchio, adesso sono consapevole delle mie azioni e so che le persone non si scelgono, ma ci vengono vicino e che siamo noi a permettere loro di rimanerci o meno. Nel mio nuovo anno spero di continuare ad essere quella che sono: sicura e indecisa, serena, tranquilla, piena di sentimenti e vuota allo stesso tempo, sono fatta così, non posso cambiare, spero che alcune persone che c’erano l’anno scorso continuino ad esserci, amici o meno. Spero che nessuno dei miei amici si allontani da me, Matteo compreso, spero che ad altri non venga in mente di fare lo stesso: di superare l’amicizia e di provare ad andare oltre, adesso non lo sopporterei. Spero che alcune persone siano per sempre uscite dalla mia vita: Goemon, Danijel e l’incapace in cima alla lista, spero che i nuovi amici che ho trovato e le persone che ho incontrato rimangano con me. Mi auguro di approfondire qualche amicizia, di legarmi a qualcuno amichevolmente parlando, di trovare una nuova amica a cui raccontare tante cose, di trovare un amico al quale poter dire tutto, senza paura e senza reticenza. Spero che alcune persone non se ne vadano. Spero di riuscire a non ferire il guardiano del faro, di non trattarlo male, di non farlo arrabbiare, di non mandarlo via, di non volerlo tenere lontano da me, di non dargli tutto e poi niente, di imparare a gestire le mie emozioni, di essere capace di dire e di dimostrare quello che penso e che provo con chi lo merita. Saranno cose semplici, ma desidero solo questo. Non voglio soldi, gioielli e altre cose materiali, perché ho imparato che non servono a niente, adesso ho bisogno di altre cose che non si possono comprare. Ho bisogno di smettere di pensare a me solo in modo negativo, sento la necessità di trovare qualcuno che mi renda tranquilla, che mi regali solo un po’ di serenità e di normalità, caro guardiano del faro, avevi ragione: adesso ho solo bisogno di qualcuno che mi dia questo, del resto non mi importa. Non me ne frega più niente di chi giudica e non sa, di chi non capisce, di chi non ascolta, di chi non è disposto a mettere in gioco se stesso per la sfida più grande di tutte. So che prima o poi arriverà qualcuno che mi farà ripensare a tutto questo e che mi spingerà ad andare avanti, a dimenticare quello che ero e che ho fatto. So che in un giorno non tanto lontano io avrò qualcuno che mi guardi come se fosse tutto giusto o perfetto, che mi apprezzi per quello che sono, che riesca a capire tutto e niente di me, so che anche io lo farò, ho la certezza che accadrà e che incontrerò qualcuno che mi faccia dimenticare ogni cosa e che cancelli ogni mio pensiero negativo. Forse ho già incontrato una persona che fa tutto questo, ma ho paura, lui ha paura, noi sappiamo che non è giusto e che non è possibile. Andrò avanti, sempre e comunque e spero vivamente che questa persona che io adesso credo essere giusta non se ne vada nel momento in cui scopra di essere sbagliata, mi auguro che non sia io ad allontanarlo in maniera brusca e improvvisa, come ho sempre fatto e come non so fare diversamente. Spero di non fare male a nessuno, in particolare al guardiano del faro, perché lui crede in me, vede quello che io non vedo e che a volte mi tiene lontana solo perché ho paura. Non voglio niente da lui perché io non gli posso dare niente e lo so, ma tutto quello che lui fa per me, beh, io non avrò mai la possibilità di ridarglielo indietro. Non sto dicendo che nell’amicizia o in altri tipi di rapporti che io non capisco, ognuno debba dare qualcosa per riaverlo indietro, sto solo dicendo che se qualcuno ci dà qualcosa di grande, dovremmo solo essere grati e rispettarlo, senza ferirlo. Sarò in grado di farlo? Non lo so. Visti i precedenti, credo che nel momento in cui mi sarò stancata o avrò trovato qualcuno di più interessante, lo manderò via, lo tratterò male, lo allontanerò da me, non vorrò più parlargli perché penserò di non avere più bisogno di lui. Caro guardiano del faro, le regole di questo gioco non sono chiare, ho provato a spiegartele e a chiederti quali siano le tue, ma non ci ho capito molto. Se dovessi trovare qualcun altro, se dovessi decidere di buttarmi in un’altra storia con chissà chi, dovrei dirtelo? Dovrei smettere di vederti e di sentirti? Non vorrai più essere mio amico e mio amante? Che cosa vuoi da me? Vuoi il mio bene, vuoi che io sia tranquilla e lo sono, quando sono con te, ma io esisto anche fuori da casa mia e dal mio letto dove ci sei pure tu, io esito là fuori e pure tu, forse siamo noi a non esistere fuori da quel letto e da quella casa che non è la mia. È terribile pensare a questo: stare con qualcuno, fare l’amore con qualcuno e sapere che non esiste altro fuori da quel letto, forse sto sbagliando di nuovo, ma ci sono abituata, forse tu no. Io lo so che cosa vuol dire, tu no, forse.

25/12/2018

È il giorno di Natale, della festa, della famiglia, della tavola imbandita, degli auguri, dei regali, del pranzo tutti insieme. C’è un po’ di finto buonismo, tutti fingono di volersi bene e di accettarsi, di accettare le scelte degli altri, ma non è così fino in fondo. Nessuno parla dell’uomo apparso durante la cena di ieri, nessuno vuole scatenare la mia reazione al veleno, cosa che non avrei di certo fatto, dopo che ho capito che mia sorella lo ama davvero, dopo che ho dimenticato atteggiamenti e parole cattive contro le mie scelte da parte di lei e dei miei genitori. Sarei stata zitta, avrei falsamente sorriso e affermato che era un bravo ragazzo, come fanno loro. Invece niente, nessuna parola. Finisce il pranzo e decido di fare una passeggiata, visito una città vicina, persino una mostra, vado in un bar per l’aperitivo, dimenticandomi di tutti loro. Torno a casa, ceno ed esco di nuovo ed è lì che ho ricevuto un regalo di Natale che non volevo e che non mi aspettavo. Indossavo una gonna stretta bianca e nera, a quadri, con uno spacco vertiginoso, camminavo sicura verso il bar dove avrei preso un cocktail, chi era con me stava per sedersi, anche io, ma poi ho sentito la voce di qualcuno dire: “Guarda chi c’è! Cazzo! Sono passati anni ed è più bella di prima!” Alzo lo sguardo e vedo chi ha pronunciato queste parole, le stesse che diceva tanti anni fa. Rimango per un attimo senza parole perché mi guardo meglio attorno e vedo lui: come tanti anni fa, seduto al tavolo di un bar che beve il mio cocktail preferito, lo avvicina alla bocca e mi guarda, io lo guardo. I suoi occhi si spalancano e pure i miei, era da un po’ che non lo vedevo. Fa il gesto di salutarmi e di alzarsi, vuole avvicinarsi a me, i suoi amici lo incitano: “Va’ a parlare con lei”, il tempo sembra essersi fermato o tornato indietro, non lo so, lui è titubante, come lo era allora, gli sorrido e mi giro dall’altra parte, adesso ho paura, non voglio parlargli, adesso è tutto diverso. Tremo, continuo a guardarlo e lui guarda me, i suoi amici assistono impotenti e curiosi, la mia amica capisce, ho cambiato espressione, non sorrido, ho uno sguardo spento, le chiedo di andare via immediatamente. Quasi non credo di averlo fatto, l’ho rivisto e non mi sono avvicinata, non ci ho parlato, non l’ho salutato. Vado via di corsa, lui mi guarda allontanarmi e capisce, i suoi amici pure e si prendono gioco di lui, si prendono gioco di un uomo che vede sfuggirgli di mano ciò che voleva, ciò che non merita, ciò che non può avere, ciò che ha avuto e che ha perso. Già, cari bloggers, questo ero e sono, ciò che adesso lui non può più avere. Vado via, di corsa, con il mio passo veloce, tra i commenti degli amici che conosco benissimo e lui che rimane basito, senza fiato, senza parole e senza il coraggio di rincorrermi. Vado via perché troppo tempo è passato, scappo perché non voglio più parlarci né vederlo, me ne vado perché è finita, perché non c’è più niente da fare, da dire o da dare. Me ne vado perché è la scelta giusta da fare, perché non lo amo più, perché so che esiste qualcosa o qualcuno che non mi fa stare così male. Me ne vado perché amo me stessa e perché rispetto le mie scelte, perché so che sarà bello ma mi farà male, me ne vado perché adesso so che cosa voglio e che cosa no. Perché non si può amare uno come lui che a volte ci esclude dalla sua vita, che si nasconde nel suo mondo dove io non ci sono e dove non posso entrare, che non ha mai avuto e che non ha il coraggio di stare con me e di dirmi che mi ama. Adesso ho bisogno solo di normalità, di serenità, di una persona presente e che mi dica quello che pensa e che vuole davvero. Solo questo, non so se lo troverò mai o se l’ho già trovato e non lo so o non voglio ammetterlo, ma adesso ho la certezza che potrei accettare tutto, tranne questo.

24/12/2018

Oggi è il giorno della partenza, è tutto pronto, la valigia è pronta, la voglia di tornare a casa c’è. Prendo la macchina e inizio il mio viaggio, ascolto un po’ di musica e penso a tutte le altre volte in cui ho trascorso il Natale a casa, stavolta sarà un po’ diverso forse. Arrivo a casa, vedo i regali sotto l’albero, metto i miei, sento l’odore di casa, sento l’odore del cibo in forno, pronto per questa sera. E la sera arriva: la tavola apparecchiata, i parenti che arrivano, il forno caldo, tutto pronto per la cena. Ma ecco un bel colpo di scena: arriva un uomo, che conosco benissimo e di cui non ho grande stima, entra, con grande imbarazzo, saluta tutti i presenti, porta una bottiglia di vino e gli auguri, tutti lo guardano, vogliono capire chi è e cosa fa lì. Si presenta come un amico di mia sorella, ma è evidente che non è così. Perché non mi ha detto nulla? Nessuno me lo ha detto, mi hanno esclusa, per la prima volta mi sento tagliata fuori dalla loro vita, nonostante loro siano fuori dalla mia da un bel po’, loro non sanno cosa faccio, cosa penso, non sanno nulla di quello che faccio e con chi, forse dovevo aspettarmelo. Sembrano tutti felici della cosa: pensano sia un bravo ragazzo e il grande amore di mia sorella, gli stringo la mano, lo saluto, sorrido, lui con me è molto freddo, sa cosa penso di lui, gli chiedo se si ricorda di me, abbassa lo sguardo e mi dice di sì. La mia reputazione mi precede, le amicizie in comune, pure, io penso il male di lui e lui lo fa di me. Io penso che sia uno sfigato che ambisce a un premio che solo un folle poteva sperare, lui pensa che io sia una bambina cattiva e capricciosa che gioca con le persone e che sputa solo cattiverie e sentenze. Rivedo in quello sguardo insicuro e impacciato un altro uomo che conoscevo, uno che si sentiva fuori luogo come lui, ma che aveva ottenuto un premio altrettanto folle e impossibile: stare con una persona molto diversa da lui. È andato via, tutti commentavano positivamente: oh, che bravo ragazzo, uno che si è fatto e vuole farsi da sé, uno che non ha una laurea, uno che fa il cameriere e che adesso vuole aprire un ristorante, che coraggio, che bravo ragazzo. Io continuo a vedere ciò che i miei occhi mi consentono di vedere, un uomo che sta con una donna molto diversa da lui. Vedo mia madre sorridere perché la figlia è felice di aver trovato un compagno, vedo mio padre sorridere con approvazione perché pensa la stessa cosa, io mi chiudo in me stessa e faccio qualche battuta al veleno perché non resisto. Un’intera vita mi passa davanti agli occhi: mia madre che da bambina mi diceva che non importa se una persona è povera, se non è laureata, se non viene da una buona famiglia, importa solo che sia una persona onesta. Poi vado avanti e rivedo mia madre criticare e selezionare le mie amicizie impedendomi di frequentare chi volevo. Poi rivedo mia madre non approvare Goemon, non è possibile che sua figlia stia con un uomo di più di trent’anni che non si è ancora laureato, non è accettabile che sua figlia inizi una relazione con il figlio dell’idraulico. Vado ancora avanti e ricordo mio padre aiutarlo a compilare le domande di supplenze a scuola, vedo l’imbarazzo di lui ad andarci a parlare, ho davanti a me l’immagine di quelli che avrebbero dovuto essere gli uomini più importanti della mia vita parlare, fingendo di non essere chi sono veramente. Ho ben chiara in mente l’immagine di mio padre quel giorno a pranzo, quando mi ha detto che, alla fine, nonostante tutto, era pur sempre laureato, parlava decentemente ed era anche carino. Poi rivedo mia madre criticare l’uomo dei cartoni animati: “Sei impazzita o cosa? Ti metti con quello? È diplomato e fa il commesso nel negozio nei suoi. Tu sei fuori di testa. È un deficiente”. E poi: “Che dice il tuo amico spastico? L’hai lasciato finalmente? Hai capito che non era una cosa per te?”. Ho di nuovo davanti a me l’immagine di mio padre quando gli dico che amo un uomo, un insegnante di italiano e latino, un paio d’anni più grande di me, gli dico che lo amo, che stiamo insieme da due anni e che mi ha chiesto di sposarlo. Lui sorride, è felice, vuole conoscerlo, ma a quel punto devo rivelare la verità: non è italiano e ha una religione diversa dalla nostra. Lui diventa cupo e mi dice che uno straniero che parla una lingua slava non sarebbe mai entrato a casa nostra e che ero libera di stare con lui, a patto di cancellare la mia famiglia. Arrivo al presente e rivedo di nuovo me, le mie scelte e loro che continuano a non capirle e rivedo l’ultima, quella che non hanno mai accettato e mai accetteranno. Rimango in silenzio, la smetto di dire le mie battute al veleno, prendo atto della cosa e mi chiudo in me stessa. Potrei chiedere l’aiuto del guardiano del faro, ma adesso non posso, perché non posso spiegargli perché me la sono presa così tanto. Mi sono arrabbiata perché i miei non hanno mai accettato le mie scelte e le persone che stavano con me, ma a quanto pare adesso accettano questa persona. Prendo atto anche di questo e rifletto, rifletto su me stessa, su ciò che ero e su ciò che ho fatto e mi rendo conto che io ormai sono tagliata fuori, mi fa male, ma forse è meglio così.

23/12/2018

Il giorno prima di partire, oggi mi sono rilassata, ho invitato a cena altri amici, ci siamo scambiati i regali di Natale, abbiamo riso e scherzato, anche questa è stata una bella serata. Poi siamo usciti a piedi e siamo andati in centro, una breve passeggiata, sufficiente a incontrare un mio collega di lavoro che mi ha vista insieme ad alcuni amici, senza un uomo accanto, questo non fa altro che alimentare i suoi sospetti: un misterioso uomo che sia un compagno o un marito in realtà non esiste e ha ragione. Dopo abbiamo preso la macchina e siamo andati nel nostro solito pub, Matteo era lì, da solo, a bere il suo cocktail e ad aspettare, forse, che arrivassi io. Era felice di vedermi, ma al tempo stesso aveva uno sguardo spento, non ha voluto sedersi al tavolo con noi, forse non voleva essere invadente o forse semplicemente si sentiva di troppo. Ci guardava da lontano, non conosceva quelle persone e probabilmente avrebbe voluto essere in quel tavolo. Adesso continuo a capire tante cose e lo so che cosa pensa veramente. Scherzando si dice il vero, parlando della vita degli altri o di altre persone, è più facile dire le cose e Matteo lo sa benissimo. Qualche sera fa, infatti, è entrato un gruppo di persone, con un tavolo prenotato per una festa di compleanno, Matteo in mezzo a loro ha riconosciuto una ragazza, la sua ex ragazza, ci ha raccontato che aveva avuto una storia con lei e che adesso sta con un altro, è andata avanti con la sua vita. Gli abbiamo subito chiesto se ci fosse rimasto male, se rivederla e con accanto un altro uomo gli desse fastidio, lui ha risposto di no, poi ha detto qualcosa che ha lasciato tutti senza parole. Ha detto che quella visione non lo ha turbato, ma è qualcos’altro ad infastidirlo, eravamo tutti curiosi, volevamo sapere e forse sarebbe stato meglio tacere. Matteo ha detto che adesso ama un’altra ragazza, ma che a volte la vede insieme ad altri uomini e ci rimane male, dice che non ha il coraggio di avvicinarla perché lei non ricambia i suoi sentimenti, lui rimane a fissarla e ad ammirarla, lei non si è mai accorta di nulla. Ogni tanto prova a fare qualche gesto carino per lei (non ha specificato quale, ma adesso l’ho capito), abbiamo chiesto perché non si facesse avanti e la sua risposta ha lasciato tutti senza fiato perché è ciò che dico io di me: lei ha iniziato una storia con un uomo con cui non può stare, per questo spesso è sola o con altri, perché non può stare liberamente con lui e uscirci senza problemi. Matteo soffre per questo perché la donna che ama non lo ricambia e lui deve farlo in silenzio, soffrendo perché lei sta con un uomo con cui non può avere una vera relazione e perché spesso è circondata da altri uomini. Per un attimo in quel tavolo è calato il gelo e il silenzio, Matteo ha alzato lo sguardo e ha guardato verso di me, adesso è chiaro a tutti, persino a me che non volevo vederlo o crederci. Non voglio che Matteo faccia la fine degli altri che erano miei amici e poi si sono allontanati nel momento in cui mi hanno confessato di non voler essere amici e basta. Non voglio che questo accada mai più, l’ho vissuto troppe volte e ho perso troppe persone, forse dovrei chiarire, forse dovrei dirgli che so e che ho capito, ma non ce la faccio, ho paura della sua reazione e lui teme la mia. Come le altre volte: l’amico innamorato si nasconderà finché gli sarà possibile, poi confesserà, scoprirà che non è ricambiato e non vorrà più parlarmi, io perderò un amico. Fino ad allora fingeremo di essere semplici amici.

22/12/2018

La cena di ieri è andata molto bene, il cibo è piaciuto, il vino era buono, allegria e risate erano presenti, anche se un invitato non era molto felice, io lo so, adesso l’ho capito e ne ho la certezza: Matteo non dice la verità, o meglio, la dice a tratti, so che ha nasconde un segreto. Era la prima volta che vedeva la mia casa, sa che qualcuno mi ha messo in mano un libretto di assegni e mi ha permesso di modificarla come volevo, che mi ha consentito di comprare tutto quello che volevo e ha realizzato ogni mio capriccio. Con una espressione a tratti triste commentava, dicendo che era tutto molto bello e che lui una casa così potrebbe solo sognarla, caro Matteo, continua a sognare perché quello che vedi non sono i miei sogni realizzati, è solo la mia prigione, in cui sono costretta a vivere e dalla quale, quell’uomo con il libretto degli assegni non mi farà andare via facilmente. La bella casa che vedi altro non è che la torre dove è rinchiusa la principessa, non è quello che immagini. Poi Matteo è tornato a sorridere: il vino che ha fatto e che ha portato è buonissimo, il panettone che mi ha regalato anche, Matteo pensa di aver compiuto dei gesti semplici, ma che mi hanno resa felice, ha ragione, a volte non serve il libretto degli assegni.

21-12-2018

Oggi è l’ultimo giorno lavorativo prima delle ferie, non vedo l’ora di godermi un po’ di relax, tornerò dai miei, starò lì qualche giorno, poi forse partirò, andrò all’estero, ho voglia e bisogno di allontanarmi da tutto e da tutti per un po’. Ho bisogno di distrarmi, di vedere nuovi luoghi e persone, sperando che possano portare un po’ di ordine nella mia vita. Ho scambiato gli auguri con gli altri, erano tutti sorridenti e felici di trascorrere qualche giorno lontano dal lavoro e dalla routine, dalla sveglia che suona, dalla monotonia, come me, del resto. Stasera ho invitato alcuni amici a casa per una cena, ho preparato tante cose, spero sia una bella serata, allegra e spensierata e che nessuna persona o nessun pensiero negativo possano turbarla.

20-12-2018

Oggi è il mio giorno libero, mi sono svegliata presto, sono andata a sbrigare delle cose all’ufficio postale e in banca, poi ho preso un caffè in centro, fotografato la città e andata in giro per i negozi, ho comprato qualche pensierino per mia sorella e un’amica, ma anche per me. Qualcuno ha cercato di rovinarmi la giornata ma non c’è riuscito, sono andata avanti comunque, pur sentendo il peso delle sue accuse. Oggi ti ho detto che non potevi venire qui da me, avrei tanto voluto farlo, ma ho avuto paura, recentemente fa troppe battute, ho temuto che potesse scoprirci. Ci siamo visti comunque, fuori, lontano da questa casa e dal rischio che potesse apparire il demonio con tutta la sua cattiveria. Mi hai portata a fare un giro, siamo andati al mare, il mare d’inverno, con poca spiaggia e un sole debole. Mi hai preso la mano, mi hai dato tanti baci, te li ho dati anche io, ma poi ho iniziato a giocare con te, tu non desideravi altro se non farlo, pure io, sinceramente, ma non era possibile, dovrai aspettare e so che lo farai.

18-12-2018

Ed eccomi di nuovo qua a continuare a raccontare ciò che non ho detto, a parlare di e con chi non dovrei, a fare delle cose che forse non hanno una logica, eppure, accadono comunque. Stamattina ho finito presto di lavorare, non avevo particolari impegni nel pomeriggio, in serata era prevista un’altra cena di lavoro. Stavolta non solo colleghi, erano invitati anche le famiglie, i figli e i mariti., eventuali compagni, “amici” o “compagni di giochi”. Non ho detto nulla, mi sono presentata da sola, fregandomene dei giudizi della gente, ho cercato degli alleati per non rimanere da sola al tavolo degli “scoppiati”, ho chiesto aiuto a quelli come me che si sono presentati da soli e ho chiesto aiuto anche a te. Qualcuno ha fatto domande, chi conosce lui voleva sapere perché non ci fosse, qualcun altro ha fatto delle battute e ha posto degli interrogativi insistenti, altri ancora guardavano me, forse avranno espresso qualche giudizio su come ero vestita, non mi importa, faccio sempre come mi pare. Qualcun altro guardava me e anche te, voleva capire, voleva sapere, sospetta, immagina, crede o non crede che ci sia qualcosa fra di noi, nemmeno di questo mi importa. Sono stata lì, c’eri tu, c’ero io, c’erano pure gli altri, abbiamo riso, scherzato, mangiato, bevuto, fatto brindisi, battute e rime, è stata una bellissima serata, soprattutto perché lui non c’era. Già da qualche giorno sbottava e sbraitava per l’ennesima cena di lavoro, ha provato a rovinarmi la giornata, ma non ci è riuscito, io ormai passo sopra a tutto e a volte mi dimentico persino che esiste. Dopo la cena, gli altri sono rimasti lì, noi quattro, un gruppo strampalato e che apparentemente non ha nulla in comune, abbiamo pensato di fare un giro e di continuare la nostra serata. Ci siamo fermati in un bar e uno di noi ha iniziato a raccontare la sua triste storia d’amore, di un amore perduto e mai più ritrovato, ma in cui crede ancora. Lo ha raccontato in modo grottesco e tragi-comico, ha fatto ridere tutti, ma ci ha anche fatto riflettere. Nel suo “delirio”, come noi definiamo alcuni pensieri privi di logica, aveva ragione su tante cose, ognuno di noi ha cercato di dargli un consiglio e di distoglierlo da quella storia, ognuno di noi, in alcuni casi, si è sentito chiamato in casa per le sue affermazioni. Già, l’amore è un sentimento folle, incontrollato, le differenze tra due persone esistono, sembrano enormi, ma noi a volte le superiamo perché l’altro ci fa stare bene, anche se ogni tanto dobbiamo fare i conti con la realtà. Esistono gli amori sbagliati, quelli che ci hanno fatto male e che vorremmo dimenticare, ma che a volte non riusciamo a ignorare, esiste la paura di quello che non conosciamo e dei giudizi della gente. Raccontava di una bellissima ragazza, di una buona famiglia che un giorno aveva deciso di stare con lui e di vivere una storia, ma che improvvisamente se n’è andata, lui ha fatto di tutto per farla tornare, ma lei non lo ha mai fatto, forse ha avuto troppa paura dei giudizi degli altri e ha fatto solo ciò che la gente si aspettava, ma non quello che lei voleva. Mi rendo conto che a volte quando si inizia o si vive una storia e non ci sentiamo sicuri, chiediamo consiglio agli altri, ma non sempre loro ci aiutano, anzi, non fanno altro che farci notare le differenze che esistono, fanno crescere i nostri dubbi, di certo non ci aiutano, ho quindi capito che dobbiamo fare tutto da soli perché è così che bisogna fare. Forse la seconda parte della serata è stata migliore della prima perché eravamo in pochi, lontani dalla massa e dai giudizi degli altri che non fanno altro che osservare ogni minimo gesto o sguardo, ogni azione, chissà poi perché. Siamo tornati casa, avresti voluto che rimanessi con te, ma non potevo, anche se lo volevo e lo avrei fatto mille volte, ma non sono ancora libera dal peso delle mie scelte precedenti. Ci siamo addormentati pensando che eravamo vicinissimi, ma non potevamo stare insieme come avremmo voluto, se pur con la certezza di esserlo già stati.